Il sindaco di Jersey City e le political machines

A Jersey City si vota per il sindaco. E’ uno spettacolo a modo suo divertente. JC è una città di 300mila abitanti che di fatto è un quartiere di New York – salvo che gli snob newyorchesi DOC non passano mai l’Hudson e si sentono superiori, pur essendo più o meno come quelli del New Jersey tutti figli di irlandesi, ebrei, italiani, polacchi e così via. Dopo decenni di decadenza industriale la città ha conosciuto uno sviluppo prodigioso dopo l’11 settembre. Le tasse basse dello Stato hanno infatti indotto grandi banche a spostare qui i quartier generali colpiti dal crollo delle Torri. Nuovi grattaceli, nuova popolazione, caffé, ristoranti e toilette per cani. Questo nella parte downtown, più vecchia, vicina a NY e affacciata sul fiume. Uno stop con la crisi e ora la ripresa. Negli altri quartieri resta per ora tutto com’è: italiani ex operai che non hanno lasciato la città per i più tranquilli suburbs, afroamericani, latinos, indiani. La città è perfettamente divisa in quarti o quasi: 30% bianchi, 27 neri, 25 asiatici, 23 latinos. E’ quel che qui si chiama un centro vibrante nel downtown (che non ha granché di vibrante, ma le case costano care, i ristoranti e caffé spuntano come funghi.

La sfida per il sindaco sembra essere quella tra il downtown e il resto della città. Da una parte il sindaco uscente, Jerremaiah Haley, una faccia da scemo, colpito da qualche scandalo, con in mano la political machine locale (democratica, i repubblicani non ci sono). Dall’altra il giovane sfidante David Fulop, ex consigliere comunale che promette pulizia e rinnovamento. Da mesi la città è piena di tabelloni: Haley vende l’endorsment di Obama – al quale avrà prestato la machine per la campagna elettorale – Fullop il suo faccino pulito. I volontari in giro sono chiaramente pagati: quelli di Haley sono neri e sfigati, vanno in giro con i loro volantini, li lasciano nelle biche delle lettere. Il loro è quasi un welfare job. Quelli di Fulop sembrano più esperti di politica, magari c’è anche qualcuno che ci crede. Davanti alle case dei nuovi abitanti, che probabilmente nella parte alta della città non ci hanno mai messo piede, gli adesivi di Fulop. Non sanno che lassù c’è un mondo, un quartiere nero e poverissimo, disoccupati, case abbandonate, negozi One dollar. I vecchi abitanti stanno con Haley, la normalità. La vecchia politica del New Jersey, corrotta tanto quella di New York, che usa la leva della spesa per generare consenso: appalti, concessioni edilizie per nuovi condomini di lusso date senza criterio e welfare. Dall’altra non si sa bene cosa. Più pulizia, probabilmente, ma anche il rischio di una ripulitura della città che spedirebbe i suoi abitanti chissà dove e chissà come. Un classico americano. Oggi si vota, la partecipazione è sempre molto bassa. Questo favorisce le political machines. Certo, Fulop pure deve averne una.

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