Nozze gay al comune di New York e il matrimonio al latte scremato della Corte Suprema

i-3066e55500934b411d04404a24182b6c-gay_marriage_01La Corte Suprema Usa dibatte di cosa sia il matrimonio e di chi e come debba regolare i diritti che e doveri che lo accompagnano. E a New York ci si sposa tra persone dello stesso sesso. I giudici discutono – e daranno un parere vincolante – del DOMA, una legge votata negli anni di Clinton dalla quasi totalità dei senatori che definisce il matrimonio come l’unione tra uomo e donna. Ma andiamo con ordine e raccontiamo una mattina alla sala matrimoni di Manhattan. Qui si sposano tutti: filippini, indiani, giovani russe con attempati americani, stranieri che lo fanno per il gusto di sposarsi qui. E poi coppie dello stesso sesso. Giovani o vecchie. Nuove e navigate. Tutto è rapido e burocratico. C’è gente agghindata con grandi famiglie al seguito e ci sono coppie accomagnate da un solo testimone. Tra gli omosessuali vedi le facce più emozionate. Una coppia over50 è vestita a festa, lui grasso e un po’ kitsch con colpi di sole e l’altro, più sobrio, magro e serioso. Entrambi portano una cravatta viola. E’ un giorno importante e il più giovane è visibilmente emozionato. Non se lo aspettava mica che un giorno si sarebbe sposato. Uno dei due si avvicina a mia figlia di tre mesi e ci scherza un po’, non è di New York, ma è qui “perché finalmente possiamo sposarci. Non siamo più così giovani” (vuol dire: “se ci succede qualcosa, almeno saremo una famiglia”, proprio di questo che si è discusso alla Corte Suprema). Anche una coppia di lesbiche afroamericane malmesse sono qui per fare le carte. Una terza coppia di giovani gay è meno presa e più allegra. E’ nata che della possibilità di sposarsi già si parlava. Non gli sembra una rivoluzione, eppure lo è eccome.Ai filippini che si sposano subito dopo – e ce n’è pochi religiosi come i filippini – non frega niente di chi si sposa, sono contenti e basta. Alla peggio, un paio ridacchiano tra loro.

Ma torniamo alla rivoluzione. E’ cominciata poco tempo fa nel 2000 in Vermont, con il governatore Howard Dean che non avrebbe mai firmato una legge sul matrimonio ma firmò quella sulle unioni civili. L’assemblea doveva fare una legge perché la Corte Suprema dello Stato aveva stabilito che definire il matrimonio come l’unione tra un maschio e una femmina era discrminatorio. Si dovette approvare così la prima legge del genere. Da allora si è arrivati al matrimonio in 9 Stati. Passando per crociate, referendum a favore e contro, predicatori che parlano del diavolo e abominio e così via.

A differenza che in Italia negli Usa è facile sposarsi ed è facile divorziare. Ma questo non vuol dire che la famiglia non sia importante. E’ solo concepita in maniera diversa. Ed è anche per questo che la discussione sul matrimonio tra persone dello stesso sesso – esclusi gli estremisti religiosi, che pure sono molti e hanno molti soldi – è seria. Alla Corte si dibatte su come si possano separare i diritti delle coppie sposate negli Stati dove il matrimonio è consentito dai diritti federali. “E’ come se il matrimonio pieno di un tipo fosse quello per gli eterosessuali  mentre le coppie dello stesso sesso che sono sposate avessero un altro matrimonio: quello al latte scremato (dai diritti)” ha detto la giudice Ginsberg, l’ala sinistra della Corte. Le domande del giudice Anthony Kennedy, IL voto cruciale, perché è la figura più al centro della Corte e si è schierato da un lato e dall’altro, lasciano pensare che questi ritenga che i diritti federali siano connessi a quelli statali e che, dunque, sia sua opinione che lo Sttao federale non dovrebbe togliere ciò che gli Stati hanno dato. Come funziona la COrte? Ecco audio e trascrizioni del dibattimento di ieri.

Sappiamo già di cosa si discute perché la Corte ha deciso di diffondere l’audio dell’audizione. Segno che ritiene il tema importante. In fondo, quali diritti delle minoranze e come è una delle questioni cruciali che riguardano la democrazia (ecco un tema che riguarda il Movimento 5 Stelle e tutta la nostra politica: cosa significhi convivere assieme ad altri, diversi da noi). Faremmo bene a imparare almeno questa lezione: dei grandi temi che riguardano i diritti e alcune scelte etiche e sociali si discute, si approfondisce, si cerca di capire che implicazioni abbiano. E non si fanno crociate utili a chierare schieramenti che si guardano in cagnesco. La destra conservatrice Usa ci ha provato e per ora sembra aver perso: se nel 2000 facevano la guerra alle Unioni civili del Vermont, oggi dicono, “no al matrimonio, che quello è sacro, ma facciamo le unioni civili”.

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