I giudici e il matrimonio gay

GAY MARRIAGE OPPONENT HOLDS SIGN IN PROTEST OUTSIDE STATEHOUSEUn biglietto per assistere all’udienza sulle nozze gay della Corte Suprema che si apre oggi costa fino a 5mila dollari. Non perché davvero sia necessario farne uno, ma perché per avere un posto nell’aula bisogna fare giorni di fila e le organizzazioni per i diritti degli omosessuali hanno pagato qualcuno per andare a occuparli dopo aver passato ore e ore ad aspettare – ieri nevicava. La Corte comincia oggi le audizioni – a porte aperte ma senza telecamere – su un tema che è stato oggetto di crociate conservatrici e battaglie delle organizzazioni per i diritti per anni. E lo fa ascoltando due appelli contro leggi che i conservatori hanno fatto approvare a livello nazionale e in California. Il Defense of Marriage Act è del ’96 e stabilisce che il matrimonio è tra un uomo e una donna. La proposition 8 in California, invece è un referendum approvato in questi anni in cui si vieta alle persone dello stesso sesso di sposarsi – contraddicendo una legge approvata dallo Stato. La Corte non deciderà se il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale o meno. Ci sono leggi in diversi Stati e su quello i giudici non possono pronunciarsi, ma piuttosto se definire il matrimonio in un certo modo a livello federale non violi i diritti acquisiti di alcune persone – le coppie sposate negli Stati dove si può. Ad esempio togliendo i benefici di legge a una coppia sposata se questa si trasferisce dal Maryland, dove il matrimonio è legale, all’Oklahoma. Oggi il matrimonio è legale in 10 Stati – più due dove è stato legale e poi abolito, creando un disastro giuridico come in California. Altrove non c’è o è addirittura bandito attraverso emendamenti alle costituzioni degli Stati. Ogni scenario è aperto: la Corte potrebbe decidere di fare in modo che i benefici di legge non vengano negati (una questione di diritti acquisiti, diciamo) e di fare in modo di colpire l’istituto del matrimonio in quanto tale. Oppure stabilire di prendere atto di ciò che è una realtà della società americana contemporanea. Il tema in fondo è: definire i diritti della persona in base alla propria sessualità o no? Anni fa una sentenza della Corte sentenziò che non si poteva e non si doveva, perché si tratta comunque di discriminazione. Vedremo: la Corte è divisa a metà, e almeno tre giudici sono molto conservatori in materia etico-morale. Resta il fatto che gli americani, che nel 2004 regalarono la vittoria a Bush in alcuni stati cruciali proprio sui temi delle cosiddette guerre culturali (aborto, matrimonio gay e così via) ogig la pensano in maniera diversa. A livello nazionale la maggioranza pensa che il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia una cosa da approvare. E persino in Ohio, lo Stato che fece appunto vincere Bush nel 2004 grazie a un referendum sul tema piazzato abilmente il giorno delle elezioni per portare gli evangelici in massa alle urne, il 54% è favorevole a cambiare l’emendamento costituzionale che vieta il matrimonio gay. A prescindere da quel che la Corte deciderà, insomma, la strada sembra segnata: il 33% degli americani ha cambiato opinione negli ultimi anni. Le leggi e le coppie non hanno aperto le porte dell’inferno e la società è migliore di prima, non peggiore. Sta ai giudici decidere se complicare la vita ad alcune centinaia di migliaia di persone e dare forza al movimento pro diritti, oppure se mettere in qualche modo la parola fine al tema. I repubblicani più svegli hanno capito che continuando a fare crociate su temi come questo non torneranno alla Casa Bianca: nei sondaggi il loro elettorato è contrario di poco, ma gli indipendenti sono favorevoli. Obama ha capito l’importanza del tema e dopo aver nicchiato per anni, durante l’ultima campagna elettorale ha scelto di sostenere la battaglia degli omosessuali. Guadagnandoci in consenso e donazioni. Il mondo cambia velocemente. A volte in meglio.

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