M5S e la democrazia diretta. Svizzera, California o che?

99849072-32560446Le complicazioni del sistema istituzionale italiano sono eccessive. Questo è un fatto. Il bicameralismo perfetto voluto dai costituenti è il frutto di una scelta legata alla necessità di non dare troppo potere a nessuno all’indomani di una guerra e 20 anni di dittatura. Oggi, lo dicono tutti, bisognerebbe cambiare e semplificare. Tra le proposte del M5S c’è quella dell’introduzione del referendum propositivo (online). Come per molte altre voci del programma si tratta di una proposta di una riga, senza specifica. In California c’è un istituto referendario molto liberale e partecipato, anche in Svizzera. Vediamo un po’ di che si tratta.

La Svizzera ha ripreso alcuni elementi del proprio ordinamento dalla più vecchia costituzione vigente, quella americana, che è costruita sull’ossessione dei check and balance, dell’equilibrio dei poteri e dei controlli. Presidente, Congresso, Stati, potere giudiziario e strumenti di democrazia diretta – i referendum, il decadimento degli eletti attraverso un voto popolare. La Svizzera aveva però un suo antico sistema assembleare che integrò nella costituzione federale, da qui i referendum propositivi. Come spiegava la cancelliera federale Casanova nel 2011 a The Economist in uno speciale sulla California, prima che il referendum venga sottoposto al voto si tratta, si propongono leggi che si occupino della materia, si cerca di evitarlo attraverso dialogo e compromesso (l’M5S lo chiamerebbe inciucio?). Un referendum, poi, non può confliggere con altra legislazione esistente. Non solo, Casanova aggiunge che il loro è un Paese nel quale la mediazione fa parte della cultura politica della maggior parte delle forze politiche. In Italia non è così.

In California l’istituto del referendum diretto è stato introdotto dai progressisti (mutuandolo dalla Svizzera) per contrastare il potere della Southern Pacific, compagnia ferroviaria che faceva il bello e cattivo tempo in una zona del Paese ancora vergine e spopolata. Il referendum in quello che oggi è il più popoloso e ricco Stato dell’Unione può emendare la costituzione statale, introdurre leggi in contraddizione tra loro, fare modifiche di bilancio e al sistema fiscale, legiferare su qualsiasi cosa. Le assemblee degli eletti non possono modificare leggi introdotte attraverso il referendum. Il massimo della democrazia diretta ma anche un disastro giuridico e non solo che ha preso la sua forma peggiore nel 1978 – due anni prima di Reagan, ex governatore locale e durante il governo di Jerry Brown, che oggi i californiani hanno rieletto. Nel ’78 si è deciso con la proposition 13 di modificare la costituzione introducendo un tetto massimo di tassazione sulla proprietà e richiedendo i due terzi dell’assemblea per aumentare le tasse. La California da allora è costantemente sull’orlo del baratro di bilancio. Che vuol dire? Che siccome il governatore non può introdurre tasse deve tagliare. La scuola, i servizi, lavori pubblici. Facendo così decadere la qualità della vita o comunque togliendo al governo importanti strumenti di intervento.

Tutto questo per dire che? Che a volte le proposte apparentemente democratiche complicano la democrazia. Che per avanzare delle proposte di cambiamento occorre pensare a come farlo e non ululare proclami alla luna. Che la democrazia è un sistema complesso e non totalmente orizzontale. E che in Italia forse l’idea di introdurre il referendum propositivo senza dire come, su cosa e attraverso quali processi, è una sciocchezza. Oppure per dire che il M5S dovrebbe dare particolari, spiegare come si fanno le cose. Come quando si chiede un governo bisogna anche indicare chi si vuole come premier, quando si dice di voler rivoluzionare un sistema democratico (imperfetto e da cambiare) bisogna dire in che direzione. Non ci vuole una settimana e non si fa a suon di videomessaggi. (sull’uso del web, poi, ci sarebbe da scrivere altrettanto, ma lasciamo stare)

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