La fiction politica Usa e Beppe Grillo

Kevin-Spacey-House-of-Cards-Netflix

House of Cards è l’ultima fiction americana sulla politica nella quale Kevin Spacey nei panni di un machiavellico whip della Camera – il whip è sostanzialmente il capogruppo, ma si chiama “frusta” perché suo compito cruciale è portare a casa i voti in un sistema bipartitico dove i partiti non sono sempre uniti. La serie ha fatto notizia perché è la prima che Netflix produce e vende ai suoi abbonati bypassando la televisione. E perché la prima serie è disponibile tutta assieme. Niente attese di settimana in settimana. Il tema però è un altro: nella serie le relazioni interistituzionali, i colpi bassi, gli stratagemmi e i gioci di potere sono il centro dell’attività politica del protagonista. Ideali? Forget about it. Il centro dei pensieri è il potere, come averne di più, come gestirlo fottendo avversari politici e concorrenti. In chiave satirica accade lo stesso in Veep, una divertente parodia di ufficio presidenziale nel quale la vicepresidente e il suo staff sono in guerra con presidenza, Congresso e mondo per stare a galla nei sondaggi e conquistare visibilità. In Political Animals, Sigourney Weaver è il Segretario di Stato sconfitta alle primarie, moglie di ex presidente che ama le donne, cialtrone ma con un fiuto politico senza eguali. Anche qui il tema è come arrivare alla Casa Bianca. The Good Wife è più un serial legale, ma lo studio, legato a doppio filo alla political machine di Chicago (il peggio che ci sia), è coinvolto nella lotta politica. Anche qui osserviamo ogni genere di bassezza. Ad essere coinvolti, come nemici giurati che danno la caccia a foto sconvenienti e gossip, oppure come personaggi in carriera a caccia di scoop e quindi pronti a fare da ripetitore, ci sono sempre i giornalisti e i bloggers. Se dovessi fare paragoni tra il personaggio di Kevin Spacey e la politica italiana l’unico che viene in mente è Massimo D’Alema. Entrambi hanno una loro aurea, un carisma e sono cinici. D’Alema perde più spesso (almeno a giudicare dalle prime puntate di House of Cards) O Gianni Letta. Qualche anno fa le fiction politiche erano diverse. West Wing, a modo suo 24 ore, rappresentavano una politica fatta di intrighi ma anche appassionata – qualche accenno di spinta ideale c’è a tratti in Politica animals, che la protagonista è una donna. La rappresentazione della politica negli Usa nella fiction è lo specchio di quel che la gente pensa della politica. Nei sondaggi condotti negli ultimi due anni il Congresso gode di livelli di approvazione che oscillano tra il 12 e il 20%. Obama ha vinto le primarie del 2008 contro la politica di palazzo, il Tea Party ha marciato su Washington contro Washington. E Occupy Wall Street ha avuto il merito di mettere l’accento sullo strapotere della finanza e su come questa sia in grado di influenzare la politica – e cambiando anche il corso della politica Usa. A tratti i movimenti hanno perso, a volte vinto, nel 2010 hanno eletto molte facce nuove e radicali (di destra in questo caso) e spesso giovani. Paul Ryan, Eric Cantor, Marco Rubio per fare tre esempi famosi.  Ricorda qualcosa? Già. Il contesto che la fiction Usa amplifica e riproduce somiglia a quello italiano degli ultimi anni. La bravura di Casaleggio, Grillo e poi di tutto il M5S è stata quella di raccontare quella realtà, farne la caricatura, amplificarla, renderla odiata e grottesca. E poi di proporre un’alternativa di movimento. Non conta se si tratta della somma di spinte diverse quando il centro è la critica al sistema politico. Mentre negli Usa, insomma, la fiction narra e i movimenti, di sinistra e di destra, negli ultimi anni giocano un ruolo nell’influenzare la politica, votano, propongono e organizzano grandi campagne, in Italia Casaleggio e Grillo hanno saputo fare sia gli sceneggiatori che gli organizzatori politici. E hanno fatto saltare il tavolo.

ps questo è il terzo post sul M5S. I paralleli possibili sono infiniti e spesso sbagliati o stiracchiati. Il tema, credo, è la forma delle campagne, non i contenuti politici. Su quelle i paralleli e i confronti da fare ci sono. Il mondo è piccolo, le tecnologie le stesse.

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