Cina e Usa alla guerra delle tastiere

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La notizie non è nuova e non è la prima. La scorsa settimana Obama ha firmato un executive order con il quale si invitano le società private che gestiscono sistemi infrastrutturali a condividere segreti e sistemi di sicurezza con le autorità federali e si gettano le basi per il coordinamento del lavoro di diverse agenzie e dipartimenti per la difesa della proprietà intellettuale Usa e la lotta al cyber-crimine. Il tema sullo sfondo è quello che oggi occupa le prime pagine de giornali Usa: l’hackeraggio da parte cinese di computer pubblici e privati alla ricerca di segreti relativi alla sicurezza nazionale e industriali. Politica militare e conocorrenza sleale, insomma. La notizia è esplosa grazie alla pubblicazione di un rapporto redatto da Mandiant che potete leggere qui. Nel rapporto si documentano le irruzioni nei computer di alcuni clienti di Mandiant da parte – così si sostiene – un unità dell’esercito popolare cinese, l’unità 61398 (o 61398部队 in cinese), i cui uffici sono dotati di infrastrutture tecnologiche adeguate, e sono nel Pudong, area dalla quale gli attacchi provengono. Nel rapporto si individuano persino tre persone responsabili: UglyGorilla, SuperHard e DOTA, qui i loro profili su MotherJones. Il rapporto documenta attacchi a 150 vittime nell’arco di sette anni, ma si tratta di clienti. Insomma, i computer hackerati sono molti, molti di più. Qui un video di hackeraggio dal vivo, spiegato da Mandiant. Se siete tecnici e se non lo siete, guardate. Tra le tecniche di phishing quella classica delle mail con programmini exe nascosti che aiutano l’accesso alla vostra memoria e traffico online.

Perché la CIna si impegna in questo lavoro? Diversi. 1. La Cina vuole diventare un Paese di prodotti di qualità. Se un tempo e ancora oggi riproduceva gli Armani e poi i finti iPhone, oggi vuole cominciare a produrre suoi brevetti hi-tech. Per farlo in fretta ruba segreti industriali. 2. Washington Post sostiene che molti account di avvocati, organizzazioni per diritti umani e agenzie pubbliche vengono spiati per capire meglio e dall’interno il funzionamento del sistema americano. 3. Dati su infrastrutture e gestione di reti elettriche, dighe eccetera sono classici segreti militari. Se c’è la guerra cerco di mandare in tilt il tuo sistema.

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La strategia di Washington sembra per ora una goccia nel mare. Difficile parare i colpi da parte di un avversario che sembra aver investito enormi risorse. La novità è che rendere il discorso sulla cyberwar tanto pubblico mette pressione sulla Cina. Nel bene e nel male, ovvero alzando la tensione e raffreddando i rapporti, ma anche costringendo pechino a rispondere qualcosa. Servirà? Probabilmente no e probabilente gli Usa stanno a loro volta spendendo soldi per proteggersi e/o contrattaccare. Certo è che a guardare la tabella pubblicata da Foreign Affairs in un articolo sulla guerra elettronica che incollo qui sopra, la guerra via cavo la fanno in molti, ma i cinesi più di tutti. Gli americani hanno mandato in tilt una parte del programma nucleare iraniano e l’Iran ha devastato il databse di un’impresa saudita rimpiazzando i file con foto di bandiere a Stelle&Strisce in fiamme. Persino i coreani, invece di pensare a produrre più riso, spendono soldi in questa guerra. Parlarne pubblicamente, come fanno gli Usa, potrebbe portare a negoziati sull’uso di queste armi, come si fece col nucleare dopo che si erano già accumulati arsenali. Questo almeno suggerisce Richard Clarke, autore di Cyber War. Qui il suo sito, c’è un video che ne sisntetizza il contenuto.

 

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