Il clima prima di tutto: i movimenti premono su Obama

imagesFare pressione su Obama affinché muova qualcosa a Washington sul cambiamento climatico  – o aiutarlo, a seconda dei punti di vista e di quanto si crede enll’impegno ambientalista del presidente. Questo era lo scopo di Forward on Climate Change,  grande manifestazione oggi a Washington che riprende Forward, parola d’ordine scelta da Obama2012. C’erano tra gli altri Van Jones, organizer di sinistra che ha lasciato l’ammiistrazione Obama dopo pochi mesi, c’era la gente di Occupy, galvanizzata dal lavoro fatto su Sandy (qui un post con un reportage sul lavoro di OccupySandy) e c’erano gli indiani del Canada di Idle No More, che hanno deciso di organizzare una grande batgalia legale sulle loro terre e contro oleodotti e lo sfruttamento delle Tar Sands, le sabbie bituminose che le compagnie petrolifere vogliono sfruttare. Idealmente la manifestazione è la continuazione e della disobbedienza civile contro la Keystone XL Pipeline che dal Canada doveva/dovrebbe portare proprio il petrolio estratto dalle tar sands verso gli Usa. Ieri e contro l’oleodotto c’era anche Sierra Club, non una banda di anarchici anti Wall street. Il tema del cambiamento climatico cresce e la pressione sulla politica perché ce se ne occupi si fa davvero grande.  Sandy ha in qualche modo cambiato la narrativa.

L’oleodotto è stato bloccato da Obama, ma il braccio di ferro legale sulla questione è destinato a durare. Mesi fa avevo parlato assieme ad altri tre colleghi con Bill McKibben, che della manifestazione di ieri e del movimento ambientalista americano è una delle anime.

“Nel luglio scorso Rolling Stone pubblicò un mio articolo in cui davo un po’ di cifre sul riscaldamento climatico. L’articolo, lungo e – pensavo – un po’ noioso, usciva su un numero che in copertina aveva Justine Bieber. Dopo un paio di giorni il direttore mi chiama: la versione online dell’articolo stava superando Justine per numero di visite e condivisioni”. Non male per dieci pagine di numeri sull’ambiente. L’autore dell’articolo si chiama Bill McKibben, è un prominente autore e attivista ambientale americano. Da qualche anno è alla testa di 350.org, rete mondiale che si batte contro il riscaldamento del pianeta. Non solo con i numeri. Negli ultimi anni è stato promotore del movimento di disobbedienza civile non violenta contro la Keystone pipeline un oleodotto che avrebbe viaggiato dal Canada verso gli Usa e che Obama ha – alla fine – deciso di fermare per ora.  In questi giorni è in tour su un autobus con Do the Math, 21 tappe, sale da migliaia di persone piene a pagamento e un messaggio: è ora che l’ambientalismo passi all’azione contro la potente lobby mondiale degli idrocarburi, troppo forte in Congresso per pensare che si possa batterla con la politica istituzionale. Coordinamento di tutte le lotte ambientali contro trivellazioni, scavi in cerca di gas, petrolio, carbone in maniera da far connettere i punti alle popolazioni locali. Pressione con disobbedienza civile contro le corporation e disinvestimento: ovvero pressione su università, fondi pensione e altri. “Non serve a colpirli economicamente ma a far parlare di loro, a renderli dei paria sociali. Come a un certo punto avvenne con l’industria del tabacco, che anni prima ci spiegava che fumare fa bene – ci  ha spiegato mesi fa McKibben dietro il palco a New York – Il disinvestimento funzionò molto bene contro l’apartheid in Sud Africa. E’ ora di provarci con il petrolio”. “Vorremmo che lo facessero 200 college e ci sono già sindacati e migliaia di studenti impegnati. Exxon non finirà a gambe all’aria così come non accadde al Sud Africa all’epoca. Sono forti e potenti e hanno vinto ogni battaglia su regole o cambiamento del paradigma: proprio perché hanno soldi. Il tema è cambiare percezione sociale”. Con McKibben in video o in sala molti ospiti tra cui Desmond Tutu, Naomi Klein e il direttore esecutivo di Greenpeace Numi Kaidoo.

L’appello di Do the Math è semplice, si basa su tre numeri. “Per rimanere sotto un innalzamento della temperatura del pianeta di 2 gradi (il massimo tollerabile, su cui persino il G20 è d’accordo) possiamo bruciare al massimo 565 gigatoni di biossido di carbonio. Più di quello metterebbe a rischio la vita sulla Terra. Il problema? Le corporations degli idrocarburi ne hanno già riserve per 2795 gigatoni. Cinque volte più del necessario. E hanno intenzione di brucialri tutti. A meno che non ci muoviamo per fermarle”. Sono numeri che McKibben sostiene con una quantità impressinante di dati: “I numeri non sono così difficili, non devi sapere tutto o essere un tecnico: se vai dal medico che ti dice che hai il colesterolo alto e tu, pur non sapendo esattamente tutto di come funzioni l’assimilazione dei cibi, capisci che te ne devi occupare. Oppure decidi che torni a casa e cerchi un sito che ti spiega che il colesterolo non esiste e che sono balle dei medici per non fari mangiare. Sta a te decidere e muoverti, ma non è così difficile da capire. I dati servono, sono seri e ci aiutano a rendere questa battaglia seria”.

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