Superbowl Frenzy (centimetri, ali di pollo e matrimonio gay)

Questo qui su è lo spot di WV per il SuperBowl. Alzi la mano chi non sa che la serata Tv dell’anno è anche quella in cui vengono lanciate nuova campagne o vengono proiettati spot solo per una volta. Ha siscitato qualche polemica e accusa di razzismo. Lo spazio costa tanto, ma a guardare ci sono più di un centinaio di milioni di persone. Budweiser è il primo spot della serata nel primo quarto. Furbo: Bud guadagna molto nei bar la sera di domenica. E alzi ancora la mano chi si diverte davvero a guardare il football. Se non ci fossero telecamere dappertutto e ogni tanto qualche azione spettacolare, assisteremmo a una noiosa gara di avanzamento centimetri interrotta un milione di volte. La partita effettiva dura 60 minuti divisi in 4 quarti (a metà c’è intervallo lungo). Ma con tutti gli stop al gioco un match dura spesso tre ore. Un terzo delle quali giocate. Ma tant’è, questo è lo spettavolo Tv dell’anno e tutta l’America lo sta aspettando. E 30 secondi di spot costano 4 milioni di dollari.

Quest’anno si gioca a New Orleans, le città fanno a gara per ottenere la finale NFL, che porta soldi e immagine, come per el Olimpiadi ma bisogna organizzarsi appena e si fatica un weekend. Saranno contro i Baltimore Ravens contro i San Francisco 49ers. Grande differenza con il calcio, tutti si guarda la partita a prescindere dal tifo (un po’ come è ormai per Real-Barcellona o Manchester City-Chelsea nel resto del mondo) ma molti decidono di tifare. Ecco che a NYC, campione uscente con i Giants, spuntano diverse divise dei 49ers. Curiosità: gli allenatori delle due squadre sono fratelli, John e Jim Harbaugh. I favoriti sono i 49ers, che in teoria sono più forti. Il mago delle previsioni del baseball e della politica, il giovane blogger del NYT Nate Silver pure favorisce loro. La spiegazione è semplice: statisticamente sono le difese a fare la differenza e San Francisco dovrebbe avere una difesa più soldia (ce l’ha statistiche alla mano). E questo essendo un gioco di centimetri è molto un gioco che si prevede statistiche alla mano. O almeno più del calcio. Secondo spot, divertente, di GoDaddy. Alcuni dei video diffusi sono teaser, altri sono gli spot completi (come quello Mercedes con William Dafoe qui sotto).

Non solo spot: durante la partita si consumano milioni di tonnellate di cibo spazzatura e birra. 14mila tonnellate di patatine, fiumi di guacamole per 53 milioni di avocados schiacciati, milioni di pizze consegnate e altrettante surgelate messe nei microonde. E poi più di un miliardo di ali di pollo. Il giorno dopo le vendite di anti acido aumentano del 20%. Quasi un miliardo di litri di birra. I bar sono pieni e tutti sono contenti e fanno affari.

Terzo spot, Mercedes. Da notare: tra gli spot di auto abbiano Audi, Wolksvagen, Mercedes ma non General Motors. Made in Detroit con Clint Eastwood e un loro spot mitico e fece pensare che Eastwood appoggiasse Obama. Come abbiamo durante la disastrosa apparizione con sedia vuota alla convention di Tampa non era così.

Finiamo con un tema serio. Il matrimonio gay. Brendon Avebandejo, linebacker di Baltimora è un sostenitore dei matrimoni gay. Lo ha detto molte volte e ha spiegato anche che “Se c’è quaocsa che posso fare in queste settimane di riflettori accesi su di me lo farò”. Avebandejo è cresciuto in un’università dove l’uomo della madre faceva il custode del dormitorio LGBT. Un ambiente diverso che gli ha insegnato a non discriminare. Buon per lui. Da notare: Baltimora è in Maryland, dove il matrimonio è stato legalizzato dal voto popolare lo scorso novembre. Sul fronte opposto c’è Chris Culliver cornerback dei 49ers (San Francisco è la città gay pre eccellenza, come tutti sanno) che ha risposto: “Naaah, niente roba dolce nello spogliatoio” a chi gli ha chiesto se ammetterebbe giuocatori omosessuali in squadra. L’allenatore e la società lo hanno smentito. E poi si è smentito da solo anche lui. Resta la sparata culturalmente scorretta del giocatore coatto nero che non vuol sentire puzza di finocchi che sennò ci perde in virilità.

 

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