La campagna Obama, fase 3

Quattro anni fa Barack Obama vinceva le elezioni per poi scoprire quanto sarebbe stata dura riuscire a ottenere risultati a Washington. Un po’ la crisi, un po’ la mancanza di coraggio e un po’ la rivolta del Tea Party ne hanno limitato la capacità di ottenere risultati più significativi di quel che si sarebbe potuto (la riforma sanitaria e quella della banche potevano essere migliori e più efficaci). Quattro anni fa Obama aveva una macchina organizzativa straordinaria, quella della sua campagna, che trasformò in Organizing for America nel tentativo di mantenerla attiva. La verità è che gli sforzi per far funzionare OFA furono limitati e che fallì l’idea di guidarla dal centro per spingere l’agenda del presidente. . Stavolta, a pochi giorni dal nuovo insediamento, ci si riprova. In questi giorni si tengono incontri di volontari, chissà che Jim Messina e gli altri strateghi abbiano capito che se si vuole tenere in piedi un’organizzazione di base non la si può dirigere dal centro come una campagna elettorale. Il problema della campagna Obama è proprio che l’eccessiva preoccupazione per il controllo del messaggio limitava la partecipazione: ci si sentiva parte di un tutto, si lavorava assieme, ma lo spazio per l’iniziativa individuale o di gruppo era piuttosto limitato OFA si chiamerà Organizing For Action. Probabilmente il tentativo sarà più intelligente e furbo: da un lato formazione e training politico a chi vorrà, dall’altro mobilitazione su temi più sensibili e facili. Prendiamo il caso della armi e quello della riforma dell’immigrazione. Sono perfetti per una mobilitazione, motivano, sono facili e generano consenso e partecipazione. Del resto la campagna Obama 2012 ha conosciuto un salto di qualità dopo le parole del prez su matrimonio gay e la scelta di regolarizzare i minorenni irregolari che hanno studiato in America. Due temi sui quali c’era già mobilitazione grazie ai quali instituzioni e cittadinanza attiva si sono incontrati. OFA, nella testa degli strateghi di Obama sarà questo. Alla base c’è l’idea di Obama della politica, un’idea nata nel South Side di Chicago che è – nelle modalità, non necessariamente sulle singole questioni – piuttosto di sinistra. Nel video qui in cima Michelle Obama promuove OFA ai volontari della campagna.

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