Hillary e il mondo

Forse sarà la candidata presidente nel 2016, forse no. E’ stata un’ottima Segretaria di Stato. Ha viaggiato migliaia di miglia e spesso parlato con il tono dell’animale politico e non della diplomazia. Aiutando così a capire, senza dover essere per forza grandi esperti, le scelte americane e la direzione della politica estera. Nella foto Susan Rice, che dovrebbe prendere il suo posto, contro la quale stanno lavorando in molti, che preferiscono Kerry – i repubblicani perché si dovrebbe rivotare per il suo seggio al Senato. Lo ha fatto di nuovo in questi giorni con tre apparizioni importanti, un po’ l’addio al posto che lascerà a gennaio. Alla Brookings Institution ha parlato di Europa. Un lungo elenco di cose da leggere con attenzione (cosa che non ho fatto) e una specie di formula, ripetuta anche il giorno dopo: noi non stiamo lasciando l’Europa per guardare all’Asia, non guardiamo all’Asia assieme all’Europa. In fondo, se qualche anno fa l’Ue era una minaccia, oggi è un vecchio alleato un po’ indebolito presente nei teatri di guerra, vitale in Medio Oriente e utile per bilanciare poteri emergenti. Il discorso sull?Europa è quello qui sotto.

In un secondo discorso organizzato da Foreign Policy e dallo stesso Dipartimento, Hillary ha parlato del suo lavoro e, rispondendo alle domande del pubblico, è stata piuttosto diretta (qui il testo del discorso e il Q&A che nel video non c’è). Sulla Siria, ad esempio, ha ricordato come la Turchia sia preoccupata per i curdi, la Giordania per la propria stabilità e come il Libano cerchi disperatamente di starne fuori. Tutti vogliono una Siria senza Assad, nessuno fa una mossa.

Infine c’è il discorso al Saban Forum, la session di Q&A è quella che ha fatto notizia in questi giorni, il video è qua. Molto empatica con Israele come si conviene nel caso di una platea composta soprattutto di israeliani ed ebrei americani. Anche stavolta con un paio di uscite brillanti: Israele deve mostrare di sentire l’urgenza e la sofferenza dei palestinesi per essere credibile, ha detto più o meno Hillary. Un passagio interessante e divertente: nei miei viaggi mi hanno chiesto perché sei andata a Togo? E nelle isole del Pacifico? La risposta è semplice: Togo è nel Consiglio di sicurezza e farsi vedere di persona conta. E anche i piccoli Paesi come le isole del Pacifico, in un panorama mondiale che cambia, sono voti che pesano all’Onu. Fare il Segretario di Stato nel mondo multipolare è più faticoso che quando c’era la Guerra Fredda.

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