WalMart, 50 anni di lavoro che non vale niente

Due giorni fa si parlava di Black Friday, il super giorno di saldi, e di come alcune catene aprano ormai la notte del giovedì, facendo saltare il giorno di vacanza ai loro dipendenti. Tra queste il premio cattiveria va probabilmente a WalMart, di cui oggi si parla molto in rete. Il tema è gigantesco: in un’economia dei servizi fatta di vendite online, super store e catene di ristoranti vive di poca specializzazione del lavoro, orari assurdi e bassi salari. Molto bassi. Spesso sotto la soglia di povertà. A WalMart quest’anno hanno cominciato a organizzare un sindacato. E’ un processo lento, i lavoratori sono molto ricattabili, sono molti e sparsi per il Paese. E’ molto complicato e le leggi non aiutano. A provarci sono questi qui e oggi, qui e la per il Paese hanno provato a scioperare. Anche da loro, come da che so, gli operai cinesi, passa un futuro migliore per tutti. Più diritti hanno loro e più è difficile proseguire sullo stesso modello folle in Europa. Ecco un video di piccoli picchetti pro lavoratori WalMArt.

Nelle scorse settimane si è celebrato il 50ennale dell’impresa di grande distribuzione a poco, ovvero il modello perfetto per i tempi di crisi e anche il modello che non ha fatto sentire la crisi: guadagni poco, ma la merda che ti vendo costa poco e somiglia a quel che hai sempre comprato. WalMart può prendere per il collo i fornitori americani minacciando di andare in Cina, aprire in Cina e fare miliardi e intanto continuare a negare ogni diritto pensabile (in Cina nel 2004 si lavorava 80 ore a settimana, ora va un po’ meglio grazie). Qui una bella cronologia della storia dell’impresa di famiglia dei Walton. Che restano conservatori come un imprenditore cattivo di un film del socialismo anni ’30. E qui un’inchiesta in Cina su come certe campagne di re-branding nelle quali l’impresa raccontava di aver preso una direzione meno incurante dell’ambiente fossero una mezza balla. Il grafico qui accanto invece è prodotto dall’Economic Policy Institute e mostra una cronologia della ricchezza accumulata dalla famiglia Walton usando come unità di misura il numero di famiglie necessarie a raggiungere la stessa cifra. Quest’anno sono 35 milioni se prendiamo tutti i redditi, comprese le famiglie con debiti. Se invece come nel grafico si sceglie una famiglia di reddito medio, sono più di un milione. Negli anni della crisi la ricchezza è aumentata: più persone possono permettersi di comprare solo in negozi simili.

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