La guerra repubblicana al voto dei neri

E se domani finisse sul filo del rasoio? Se a essere fondamentali per la vittoria fossero pochi voti in Ohio e Florida? I repubblicani si sono preparati per questa ipotesi da mesi. Prima i loro governatori in quegli Stati – e  altri – hanno cercato di limitare il diritto di voto attraverso modifiche alle leggi sui documenti di identità validi per votare. In Usa a volte basta in social security number, se un anziano ha votato una vita con quello e non lo avvisi per lettera, si presenterà con quello. Se la legge è cambiata difficilmente tornerà a casa a cercare un altro documento. Sempre che ne abbia uno. Oppure, in alcuni Stati la tessera della NRA, la lobby delle armi, è considerata valida. Non quella da studente. Ma per uno che magari si è appena trasferito nella nuova università è complicato trovare un altro documento di identità. Chi sono le persone senza documenti? Giovani e neri. Chi votano? Obama. Altra tecnica: limitare il voto in anticipo. Qui in molti Stati si vota già diversi giorni prima. Specie nel weekend che precede il voto. Se chiudi prima i seggi impedisci a chi lavora il martedì di votare. Esempio con numeri di ieri in Florida dove pare ci fossero lunghe file e in molti già parlavano di brogli. Secondo la George Mason University nel 2008 avevano votato in anticipo 2.6 milioni avendo avuto 14 giorni di tempo. Quest’anno i giorni sono diventati 8 e il numero è calato a 2.3 milioni nonostante lo sforzo della campagna Obama di aumentare la partecipazione. Il voto per corrispondenza è aumentato da 1.7 a 2 milioni. Su quello non erano stati cambiati i regolamenti. I democratici usano molto di più il primo, i repubblicani il secondo. Le leggi repubblicane erano fatte per limitare le frodi (false identità, persone che votano due volte: poche centinaia di casi a ciclo elettorale in tutto il Paese). Il voto per lettera è quello dove si verificano più casi. Ma la legge del governatore Scott non lo tocca. In Ohio hanno prima cercato di cancellare in maniera arbitraria un po’ di persone dalle liste. Poi cercato di cambiare gli orari del voto anticipato mentre questo era già in corso. Infine ieri è stato emanato un ordine del governatore che limita il conteggio dei provisional votes. Altra assurdità del sistema il provisional vote è il voto provvisorio, ti faccio votare e poi verifico che tu fossi effettivamente nelle liste (se avessero un sistema centrale non ci sarebbero questo tipo di prolemi, farne uno? Aumenterbbe la possibilità di esercitare il diritto). Il tentativo di limitare il voto in anticipo in Ohio è un attacco al diritto degli afroamericani. Questo studio ha fatto i calcoli: nella contea di Cuyahoga, grande maggioranza democratica, molti neri e Cleveland, il 77% dei voti in anticipo è dei neri. Che possono anche venire intimiditi con strumenti di pressione: come la paura di commettere un reato. Come con il manifesto della foto, esposto nei quartieri neri di Cleveland. Di forme di intimidazione e scoraggiamento del voto ce ne sono mille: tu non sei iscritto alle liste! Sei tu quello della foto? Oppure ronde di polizia nei quartieri al mattino. O infine un numero di macchine elettorali basso nei seggi neri. Che così si trovano a fare ore di fila. E’ novembre e in Ohio (o altrove) fa freddo. Nella contea di Cuyahoga, domani ci saranno 700 avvocati democratici. In molte altre parti del Paese c’è gente con le telecamere a filmare le operazioni di voto. Come nel documentario di Ian Inaba che incollo qui sotto. Parla dell’Ohio. E di tutte le cose che sono scritte qui su. Se avete tempo guardatelo. E’ molto partisan, ma è illuminante. La speranza è che domani non servano avvocati: Obama vince Colorado, New Hampshire, Iowa e Ohio con uno scarto tale da rendere i giochi repubblicani inutili.

1 thought on “La guerra repubblicana al voto dei neri

  1. Pingback: “We have to fix that”: aggiustare la macchina elettorale? | Short Cuts America: politica e storia

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