Una democrazia vecchia. Come funziona e perché si vota martedì

In America ci si registra al voto. Ci sono mille modi diversi di farlo. Le regole le fanno gli Stati e vengono amministrate da 4600 diverse giurisdizioni (le contee e i distretti elettorali, le commissioni statali, i poteri federali). Il sistema è frammentato, diverso, deentralizzato. Per questo ci sono macchine per il voto diverse, alcune efficenti, altre no. Per questo le commissioni elettorali possono fare in modo di sfavorire il voto di alcuni e favorire quello di altri solo distribuendo un numero di macchine elettorali diverso (in uno Stato repubblicano non vedrete mai code di gente davanti ai seggi dei quartieri bianchi, ne vedrete davanti alle zone dove vivono le minoranze…esagerazione voluta, per capirsi). Per questo le leggi su come registrarsi e votare sono un rebus continuo. Se hai cambiato casa e Stato non sai come fare e nessuno ti manda una lettera a casa per spiegarti come fare. Oppure, in alcuni Stati si, in altri no. Il sistema non incoraggia a votare. Ad esempio scegliendo come giorno del voto un martedì. La logica è quella dell’America rurale dell’800 nella quale si viaggia in città per votare. La domenica c’è la messa, il lunedì si viaggia. Poi il mercoledì era giorno di mercato. Ma oggi? C’è chi chiede di cambiare, un video carino spiega bene perché qui sotto. Il secondo video, dell’Economist, spiega il sistema die voti elettorali e ci ricorda che ci sono Stati che pesano molto più di altri: i voti elettorali sono tanti quanto gli eletti a Washington. Ma i senatori sono due per ogni Stato. Quindi gli Stati spopolati sono sovrarappresentati. Il che rende possibili casi come quello del 2000 quando maggior numero di voti e vittoria andarono a due candidati diversi. In teoria la cosa sarebbe possibile con numeri più distanti tra loro. Poi c’è il problema dei soldi in politica, che però è un problema nuovo. Anche rimanda a un tempo in cui i padroni del ferro e del cotone decidevano da soli.

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