Sandy fuori da New York

A che serve un forno a legna? Certo, a produrre una pizza migliore. Ma soprattutto a vendere la pizza anche se fuori è buio, è appena passato un uragano e l’energia elettrica è un ricordo del passato. Jersey City, guarda New York, lavora a New York, ma è collegata all’isola da due tunnel e una metropolitana. Allagati ancora per qualche giorno. Al momento l’unico modo per tornare al lavoro, evitare ore di fila e poi non sapere dove parcheggiare sono i traghetti. Mezzo vintage di colpo modernissimo. Il personale di bordo in questi giorni si fa in quattro. Ieri ad aspettarlo a Manhattan per tornare a casa erano in migliaia. Da lunedì sera Jersey City e – la peggio colpita – Hoboken sono al buio, senza telefoni né segnale per i cellulari. A Jersey City in questi giorni due pizzerie con il forno a legna e un camioncino che vende tacos illuminano di candele la notte e offrono conforto a centinaia di americani che senza microonde non sono assolutamente in rado di provvedere alla cena. Da due giorni c’è la fila davanti – a dire il vero ieri in un paio di strade qualche lampadina accesa nelle vetrine compariva.

E a che serve un’auto? A caricare il cellulare e girare disperatamente come un’idiota per cercare un segnale e scoprire cosa sta succedendo altrove. Se un’auto ce l’hai altrimenti cerchi di carpire notizie dall’impiegato del gas che verifica che non ci siano fughe nei tombini. Quelli dell’elettricità ancora non si sono visti. Prima i danni grossi, poi i pali caduti, infine si schiaccia il pulsante On. Jersey City non è quasi stata colpita. O meglio, sembra un campo di battaglia: alberi abbattuti, pali della luce, case allagate anche fino al primo piano. Ma altrove è molto peggio. Qui tutti gli edifici hanno un piano terra a filo con la strada dove la gente vive. A centinaia ieri pompavano l’acqua con i gruppi elettogeni e buttvano mobili, vestiti, giochi per bambini. Per giorni avevano spazzato foglie per evitare che ostruissero i tombini. Non è servito. Ci sono parti della città a livello dell’acqua o poco sotto: quando la marea avanza da certe strade non si ritrae. A Hoboken, città natale di Frank Sinatra, gemella di JC anche per composizione sociale postmoderna, è molto peggio: dall’acqua si leva un dosso, poi un avvallamento. Tutto sott’acqua. Ancora ieri.

A che serve una candela? A sopravvivere due notti senza luce. E una torcia a uscire per strada e non spaventare il vicino che ti cammina davanti. Oppure a tenere il locale aperto: “Niente giochi, niente ghiaccio, birra a 4 dollari”. E una massa dentro a questo postaccio dentro al quale in molti non sarebbero mai entrati. Tutti al buio, come in una festa i scuola. Tutti con l’aria spersa, lontano dagli smartphone, i pc, i duemila canali satellitari. Assieme a tante altre persone.

In strada grande aiuto, gentilezza e sorrisi. Siamo tutti nella merda, ci aiutiamo. Un classico che in America ha un non so che in più. Più sorrisi forse. Nel complesso i danni, anche in una piccola città residenziale saranno enormi. Strade sollevate, alberi, pali della luce, negozi sventrati, case, auto e così via. Più a sud molto peggio. Come Jersey City larghe parti dlela costa sono sotto il livello del mare. LBI, striscia di sabbia piatta collegata da un ponte alla terra ferma, villaggio di pescatori e case di vacanze dove molti pensionati vivono tutto l’anno, era già sotto un metro e mezzo di acqua nella mattina di lunedì. Dieci ore prima del disastro. Il ponte è chiuso da due giorni. L’isola è coperta di sabbia, spesso costruite su pali, ora poggiano solo su questi o sono finite sulla spiaggia. Un amico racconta che guidando per portare la famiglia un po’ lontano a casa di amici ha trovato le strade costellate di alberi caduti.

Una riflessione. Banale. I pali della luce di Jersey City sono tutti di legno. I fili corrono da un all’altro e alle case. Su questi scorrazzano gli scoiattoli. Quando un europeo viaggia a Bombay si spiega incendi e catastrofi anche a causa di questo tipo di impianti. Qui sono mantenuti meglio, c’è sempe un giro un furgone a riparare. Ma sono da megalopoli del Sud. Così nel resto d’America, Paese dalla metereologia non esattamente mite. Molti marciapiedi, costruiti con lastroni di cemento poggiati sulla terra (e basta) sono stati trasportati via. E muri fatti a blocchi di cemento tenuti assieme con lo sputo, lo stesso. Il livello delle infrastrutture è catastrofico. Un livello migliore richiedrebbe uno sforzo collettivo e la presa d’atto che certe cose si pagano assieme. E’ quel che Obama ripete timidamente da quattro anni. Non lo dice con abbastanza enfasi. Sandy lo ha detto con più forza. Difficile però che gli americani registrino. Ancora non hanno capito bene la lezione della crisi finanziaria del 2008. Ma certo non sarò io a fargli lezione. Io vengo dall’Italia.
PS. C’è un fatto singolare da notare. Ieri era Halloween, una delle tante feste davvero sentite in questo Paese con poca storia. Le case sono addobbate da settomane. Teschi, ragnatele finte, pupazzi, fantasmi appesi agli alberi. Bene, tra le cose lasciate intatte da Sandy a Jersey City c’erano i pupazzi e le decorazioni di Halloween. Gli inquitetanti bambini zombie all’angolo di casa erano ancora la, come le zucche e gli scheletri appiccati sugli alberi. Per fortuna nessun pastore evangelista se n’è accorto, altrimenti ci starebbe spiegando che Sandy è un messaggio del signore perché abbiamo eletto Obama (o del demonio per ringraziare)

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