La sindrome Occupy del Pd

Scrivo sempre di America. E pure stavolta. Dunque due dei contendenti alle primarie italiane si scambiano accuse che hanno al centro la finanza. Un tema centrale, cruciale, fondamentale, essenziale. Che nessuno in politica è in grado di affrontare in maniera seria. Negli Usa Obama ha ricevuto vagonate di soldi dagli hedge funds nel 2008. Stavolta un po’, ma meno, la finanza vuolel che vinca Romney, un amico vero. Non sono le parole di Obama contro i gatti grassi di Wall street nei mesi in cui Occupy cambiava il tono del discorso politico in America e nel mondo ad aver fatto spostare i fondi elettorali verso i repubblicani, ma l’istituzione di un’agenzia che protegge i diritti dei consumatori dalle banche e l’introduzione di regole caute e moderate per il sistema bancario: le imprese devono capitalizzare più di quanto facessero prima (ovvero a ridurre lo squilibrio tra quanto impegnato e quanto effettivamente in cassa). E poi c’è la Volcker rule, che impedisce alcuni eccessi speculativi. Obama non ha fatto la cosa più impirtante: separare banche d’affari da banche commericali (chi specula e chi raccoglie risparmi). Obama ha anche perseguito con una certa forza alcune banche che nascondono soldi dei loro ricchi in Svizzera. RImediando nomi di evasori e comminando multe. In Europa non è successo. Obama aveva dalla sua un’opinione pubblica furiosa con le banche. Gli europei sembrano troppo deboli da soli per fare una qualsiasi scelta, anche moderata come quelle di Obama. Sono temi complicatissimi, specie in tempi in cui la finanza sono in grado di far cadere governi con uno starnuto. E rovinare la vita di milioni di greci, spagnoli, italiani. E i governi, da soli, spesso non sono abbastanza forti da poter introdurre riforme pesanti da sole. Che propongono Bersani e Renzi? Che con quelli delle Cayman non si mangia e che con quelli delle Cayman bisogna parlare? Che riforme del sistema bancario propongono? Alla Unipol? O alla Volcker? O non vogliono toccare nulla? Le banche sono impopolari ed è facile sparare sulle Cayman. Più difficile è prendere decisioni per impedire che le Cayman restino uno dei centri del mondo. Sono tempi duri, la retorica contro le banche è facile, tanto quanto il flirtare con i poteri e cercare conseni ai piani alti.

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