Romney e il mondo: una non vision

Ieri Mitt Romney ha tenuto un discorso di politica estera. Un tipico appuntamento da campagna elettorale, non un comizio ma un tentativo di quelli fatti per fornire al pubblico un’immagine presidenziale. A cominciare dalle foto in presenza di militari e generali in pensione (ma in divisa). Bene, il buon Mitt non ha una politica estera. Andiamo con ordine: il viaggio in Europa e Israele del candidato repubblicano è stato un disastro. Ha inanellato gaffes a Londra e si è spinto troppo oltre a Gerusalemme – uno che vuole mediare, costruire la pace deve essere equilibrato, si chiama diplomazia, una grande potenza deve saperla usare. Poi è stato registrato a un fundraising, lo stesso in cui parlava del 47%, mentre diceva che i palestinesi non vogliono la pace. Tra i consiglieri di politica estera diversi uomini della vecchia guardia neocon come l’ex ambasciatore Onu Bolton. Nel discorso di ieri Romney ha criticato Obama per il suo leading from behind, per il non mostrare abbastanza i muscoli, per non aver vinto in Iraq e in Afghanistan, per non aver dato all’America quel ruolo di faro sulla collina che merita quasi per natura. Proposte? Linee guida alternative? Niente, nix, nada. Se sarò eletto l’America tornerà quel che era. Quando? Non negli anni di Bush, che sono stati il disastro diplomatico e militare più colossale che gli Usa abiano conosciuto. Allora a Reagan. Mmm… manca il nemico assoluto contro cui combattere. Il probema è che una linea alternativa non c’è. Non si può bombardare a tappeto la Siria, perché sarebbe costoso, gli americani non vogliono ed è anche pericoloso. Allora aiuteremo i ribelli. Quel che stanno facendo al Dipartimento di Stato. Non si può bombardare Teheran: allora inaspriremo le sanzioni. E infatti le sanzioni sono aspre e mordono, per la prima volta, l’economia iraniana. La Cina? lasciamo stare. Insomma, a parte dei toni pugnaci, critiche dure al presidente specie sull’attacco all’ambasciata in Libia e la promessa di essere più alto, più grande e forte, Romney non ha detto nulla. Tra i commenti più positivi quello di Donald Rumsfeld, il cui ruolo nella politica estera Usa recente non è proprio popolare negli States.

ps Dopo il dibattito i sondaggi hanno reglstrato un lieve rimbalzo di Mitt. In Ohio e Virginia il candidato repubblicano si è avvicinato. E’ probabile che il rimbalzo non conti per vari motivi. Ma senza entrare in particolari, prendiamo atto. E registriamo anche che il sondaggio ABC/Washington Post su quanto piacciano i due candidati. Obama 55%, Romney 47%. Salgono entrambi nell’ultimo mese. Ma la forbice tra i due aumenta.

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