Intervista sui sondaggi post dibattito

Si parla molto di sondaggi in queste ore, Obama avrebbe perso terreno in Virginia e Florida. Ma è poi vero? Forse, anche se un sondaggio in due giorni non si può fare. A spiegarlo è un sondaggista importante. Tre giorni fa, il giorno del dibattito, ho sentito una conferenza al Foreign press centre di New York di Peter Brown, assistant director del Quinnipac University Polling Institute, tra i più importanti istituti americani, uno dei quattro-cinque con cui si fanno le medie. Ho usato una parte delle cose dette per un articolo sulle coalizioni per Pubblico. Qui il resto. Sono domande dei colleghi stranieri e anche mie.Immagine

“Non vi aspettate un effetto dei sondaggi nelle prossime ore. Qualsiasi sondaggista interroghi le persone il giorno dopo e per un giorno solo non è in grado di mettere assieme un campione statisticamente valido. Tra una settimana avremo dei dati che indicheranno non chi ha vinto il dibattito, ma se questo ha avuto un effetto sulle intenzioni di voto”.

Quanti sono ancora gli indecisi?

Si tratta di una percentuale piuttosto bassa, più che nel 2008. Il nostro campione indica un 5% dei probabili elettori. A questo punto della corsa prendiamo in considerazione solo coloro che prevedono di recarsi alle urne, i consensi in astratto non sono più interessanti. Ma quel 5% e anche una piccola porzione di persone che hanno deciso ma non sono convintissime guardano ai dibattiti con attenzione. La casalinga di Omaha (dice proprio così, Omaha in Usa è un po’ Voghera) comincia a prestare attenzione solo alla fine della campagna.

I vostri dati (pre dibattito) sembrano regalare un certo margine al presidente

Storicamente le elezioni a cui il presidente in carica corre sono referendum sulla sua figura. E alla gente il presidente Obama piace – sebbene una parte dell’elettorato che non lo voterà lo detesti in maniera viscerale.

 

Negli ultimi giorni il fronte repubblicano ha accusato i sondaggisti di scegliere campioni tarati male, con più democratici che repubblicani.

Nel 2010 il governatore democratico dell’Ohio mi accusò personalmente di selezionare campioni filo repubblicani. E poi perse le elezioni. I campioni si scelgono con un computer che genera i numeri di telefono da solo e poi, alla risposta, chiedendo di parlare con la persona il cui compleanno è più vicino – un modo per avere un campione uguale dei due sessi, le donne rispondono al telefono con maggior frequenza. Il campione è tale quando risponde alle caratteristiche demografiche dell’area sulla quale stiamo facendo un sondaggio. Fino a quando non abbiamo quelle continuiamo a telefonare. Il fatto è che, come il 2010 era un anno “repubblicano” e più gente che rispondeva al telefono diceva di essere repubblicana mentre questo è (tendenzialmente e per adesso) un anno “democratico”. Le cose restano incerte, ma la tendenza è quella.

 

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